Dove, l'inverno, la tormenta bianca
scuote le più alte cime della Terra,
nell’ombra di turriti monasteri,
arti rare sbocciarono dal capo
dei più savi dei savi che, murati
nelle lor celle, col pensiero scisso
da tempo e spazio, donano ad altrui
la luce dello spirito infrenato.
Non più che al sordo sinfonie e sonate,
rosso e verde al daltonico, quell'arte
dice al pensiero avvinto alla materia.
Dove però il portento non è fede
soltanto, ma perizia, il picciol Io
si muta ed entra nell'immenso Tu ...
(Albrecht Haushofer)
domenica 8 aprile 2007
SEGRETO TIBETANO
Pubblicato da
Ezio Bianchi
alle
02:34
Etichette: luce, meditazione, silenzio, spirito
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