lunedì 24 settembre 2007

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sabato 22 settembre 2007

La via dell'intuizione

Chi non conosce la differenza tra le potenziali capacità di un PC moderno, l'estensione del suo software ed il suo effettivo utilizzo? Le statistiche dimostrano che in ambito privato addirittura l'80 - 90% di questo potenziale rimane del tutto inutilizzato e... ironia della sorte, lo stesso tipo di rapporto intercorre anche con il nostro cervello. Esiste dunque una relazione tra questi due fattori? e soprattutto: esistono davvero soluzioni che consentano il risveglio nell'uomo di questo incredibile potenziale? Che cosa ci attende in questi spazi sconosciuti? è questo forse il salto quantico?
Il genio perduto
Uno studio mostra che le decisioni intuitive sono spesso frutto del superamento della sfera razionale. Ciò è confermato anche da un'indagine condotta su 3000 società di medie dimensioni dalla scuola scientifica superiore per dirigenti d'azienda di Coblenza. Il loro sondaggio rivela che nelle decisioni societarie, la percezione intuitiva è spesso più importante di un'analisi dei fatti basata sull'esperienza, come ad esempio la ricerca di mercato.
Allo stesso modo, non è un segreto che inventori, scienziati e ricercatori debbano le proprie idee pionieristiche ad un sogno, ad un "lampo" improvviso, o comunque quasi sempre a riflessioni irrazionali e non analitiche.

Purtroppo però, logica e razionalità sono fortemente incoraggiate dalla società quali caratteristiche necessarie e desiderabili e proprio a causa del processo di socializzazione, creatività ed intuizione sono destinate ad involversi già a partire dai primi anni di vita.

In realtà ogni uomo racchiude potenzialmente in sè tutta la conoscenza per nuove soluzioni di successo, ma il progressivo assopimento delle sue facoltà percettive comporta un abbassamento tale del livello di attenzione cosciente, che esso finisce per percepire una frazione sempre più limitata degli innumerevoli stimoli ed informazioni che costantemente lo influenzano. Di conseguenza quando crea, esso non può che limitarsi a migliorare o perfezionare ciò che fondamentalmente già esiste, poiché costretto ad utilizzare informazioni già note che fanno parte del suo bagaglio di conoscenza o di quello di altri. Solamente attraverso un libero accesso alla propria intuizione quindi, diventa nuovamente possibile richiamare tutto il sapere disponibile e decidere in maniera innovativa ed efficace. La domanda da porsi dunque è, come sia possibile realizzare il recupero delle capacità intuitive e lo sfruttamento del proprio potenziale creativo.

La soluzione sta proprio nel cervello
Una risposta significativa è senz'altro fornita dall'analisi dello schema di funzionamento squisitamente polare del nostro cervello: è risaputo infatti che il cervello è composto da una metà sinistra, deputata al linguaggio e al pensiero analitico, e da una metà destra che guida l'immaginazione costruttiva e l'intuizione. Ma per le motivazioni descritte, ogni individuo è portato ad utilizzare l'uno o l'altro di questi emisferi in maniera separata e distinta, sostando prevalentemente nella parte sinistra, razionale, analitica.
Si è potuto constatare però che, solo quando entrambe le parti lavorano in sincronia, l'uomo è in grado di attingere nuove risorse/informazioni, analizzarle razionalmente e tradurle nella realtà. Durante questa fase il tracciato dell' EEG dimostra infatti che il cervello incrementa la sua attività interagendo in modo sinergico tra i due emisferi, mentre l'analisi delle onde cerebrali evidenzia sia i range di frequenza dello stato di veglia, che quelli del sonno profondo. Ciò significa che si crea una condizione percettiva ideale che consente, in risposta a domande specifiche, di ricevere informazioni altrettanto specifiche, con il non trascurabile vantaggio di poterle poi elaborare e riordinare analiticamente, partendo da un punto di vista enormemente più ampio.

Training mentale, super vitamina del cervello
Esistono attualmente alcune tecniche di meditazione e training mentale, che insegnano a indurre e a stimolare questo processo di sincronizzazione.
Il soggetto si mette sdraiato o seduto, con gli occhi chiusi, pronto per un viaggio interiore nel quale può rendersi conto di tutti i suoi pensieri, in modo che molte delle informazioni di cui solitamente non è consapevole gli risultano improvvisamente accessibili. In questa condizione, egli può esaminare domande irrisolte, decisioni sospese, o dedicarsi all'elaborazione di nuovi prodotti partendo da un angolazione totalmente diversa per progettare soluzioni veramente originali ed innovative.

L'origine del training mentale
L'utilizzo del training mentale fu elaborato in origine a supporto degli astronauti, per i quali risulta di fondamentale importanza riuscire a far fronte a situazioni estremamente pericolose. Essi infatti imparano a reagire ad un determinato evento tramite un programma predefinito - in modo completamente automatico (come allacciarsi i cordoni delle scarpe) - in modo che, in caso d'incidente ad esempio, le manovre d'emergenza possano venire intraprese in maniera tempestiva, evitando gli errori causati da eventuali reazioni emotive. Anche la formazione dei piloti di aviogetto è basata per l' 80 % sul training mentale.

Obiettivi
L'obiettivo del training mentale è quello di superare limiti ed ostacoli che attraverso abitudini, schemi e paure più o meno conscie, sbarrano la strada al successo personale. Questi aspetti sono, infatti, profondamente radicati nell'inconscio e devono quindi essere sostituiti da programmazioni adeguate. Il problema, in questo caso, consiste nel ruolo di sentinella che gioca la parte conscia che, ponendosi come un guardiano davanti alla porta dell'inconscio, si difende da ogni tentativo di de-programmazione. Il modo migliore per by-passare questo ostacolo è dato dallo stensionamento. Grazie alle tecniche di training mentale anche riguardo al britannico Rupert Sheldrake si è creato un certo interesse, che pur apparendo controverso merita di essere approfondito.

I campi morfici
Per "campi morfici" si intendono campi di pensiero o banche dati di pensiero - solitamente identificati come forze telepatiche - strutturate secondo meccanismi di risonanza, peraltro misurabili, che secondo il parere di Sheldrake dovrebbero essere visti come la matrice invisibile di ogni essere vivente, a partire dall'organismo unicellulare, attraverso tutto il regno animale e vegetale, fino a giungere all'uomo. Egli afferma che l'organismo, questo miracolo della natura incredibilmente complesso e perfettamente funzionante, non sia unicamente spiegabile tramite il codice genetico, ma anche attraverso una rete morfica che collega tra loro tutti gli esseri viventi - la Princeton Engineering Anomalies Research (PEAR) dell'università di Princeton USA, identifica questo fenomeno come "Global Consciousness".

Poiché il campo morfico di ogni individuo può collegarsi per risonanza a quello dei suoi consimili, ognuno potrebbe approfittare dell'esperienza di altri. Secondo la teoria di Sheldrake, ogni dato mentale, informazione, immaginazione o fantasia esistente, si trova su una specie di disco rigido universale che archivia ogni cosa ed è accessibile per ogni essere vivente che vorrà attingere o integrare dati, dando luogo ad uno scambio di informazioni in ambedue le direzioni. Le leggi di risonanza e la teoria dei campi morfici potrebbero anche spiegare come mai alcune invenzioni vengano scoperte nello stesso momento da persone diverse - come fu il caso ad es. del telefono scoperto da Meucci negli USA e da Johann Philipp Reis in Germania - oppure perché alcune mode, musiche o altre forme d'arte prendano piede e altre no.
Grazie all'utilizzo di particolari metodi di training mentale, può essere tentato un collegamento cosciente con la banca dati dei campi morfici, al fine di agguantare informazioni di ordine superiore.

I vantaggi
Il vantaggio determinante di questo tipo di teorie e tecniche, è dato dalla possibilità di inserirsi in uno spazio libero da vincoli temporali. La consapevolezza delle potenzialità del proprio cervello ne incrementa le reali capacità ed il proprio potenziale creativo può essere coscientemente liberato nell'istante esatto in cui viene richiesto. Si potrebbe forse descrivere questo fatto immaginando di essere l'interprete principale all'interno di un ologramma, dove razionalità ed emozioni rimangono a disposizione e le nuove informazioni acquisite possono essere comprese ed elaborate con successo.
Le esperienza compiute, dimostrano che le tecniche di training mentale permettono di ottimizzare decisioni nel presente, nonché di prevederne parte degli sviluppo futuri. E'ormai riconosciuto che, accanto all'incremento delle capacità decisionali e della forza di volontà, il training mentale può migliorare anche il quoziente intellettivo.


Bibliografia consigliata: Rupert Sheldrake - Il settimo senso dell'uomo.


Paul Kircher
Nato nel 1967, padre di due bambini. Laurea in economia politica con approfondimenti sull'agricoltura sostenibile. Insieme alla moglie, costituzione e direzione di un'azienda importatrice di prodotti bioenergetici, con particolare riguardo all'agricoltura ed alle acque. In tale periodo, diversi perfezionamenti: corso in fitoterapia, politica di sviluppo, approfondimento di temi relativi alla salute, iniziatore con altri del progetto della rete di scambio senza denaro in Alto Adige. Passaggio dell'attività aziendale ad altre ditte commerciali e da allora loro consulente tecnico. Dal 2001 formazione presso l'Istituto per nuovi metodi di pensiero e di lavoro del dr. Minister. Dal gennaio 2003, abilitazione all'insegnamento di CreativPower ed insieme alla moglie, responsabile per CreativPower in Italia.

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una poesia di Cesare Pavese

Girerò per le strade finchè non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi ogni volto che passa
e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato così vero:
soltanto, mi sento più forte che il mio corpo,
e un tremore più freddo accompagna il mattino.
Son lontani i mattini che avevo vent’anni.

E domani, ventuno:
domani uscirò per le strade,ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi e sarò ritta in piedi
e potrò soffermarmi e specchiarmi in vetrine.
I mattini di un tempo,ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo – una donna, padrona di se stessa.
La magra bambina che fui si è svegliata da un pianto durato per anni:
ora è come quel pianto non fosse mai stato.
E desidero solo i colori.
I colori non piangono,sono come un risveglio:
domani i colori torneranno.
Ciascuna uscirà per la strada,ogni corpo un colore – perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d’esser io: gettando un’occhiata,mi vedrò tra la gente.
Ogni nuovo mattino,uscirò per le strade cercando i colori.

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venerdì 21 settembre 2007

Ozio e conoscenza

In passato l’ozio era al centro della riflessione dell’uomo, anzi era lo spazio stesso della sua riflessione ¬in un certo senso legato al suo destino al suo dover¬essere: esso era una delle strade che portavano alla conoscenza

Ma non sempre è stato così. In passato l’ozio era al centro della riflessione dell’uomo, anzi era lo spazio stesso della sua riflessione ¬in un certo senso legato al suo destino al suo dover¬essere: esso era una delle strade che portavano alla conoscenza. Intorno al IV secolo a.C., Atene era una città di circa 30.000 abitanti e nella quale, nel giro di un centinaio d’anni nacquero le più grandi menti che il genere umano abbia mai conosciuto: Anassagora, Eschilo, Sofocle, Pericle, Erodoto, Socrate, Platone, Aristotele, e altri ancora che oggi punteggiano qualunque testo scolastico e disciplina del sapere. La loro riflessione li portò a chiedersi fondamentalmente qual è il fine ultimo dell’uomo: insomma, “che viviamo a fa’ ”, e soprattutto cosa dobbiamo fare per viver bene. Su un fatto erano tutti d’accordo: il fine dell’uomo è quello di raggiungere la felicità, la serenità, o quello che oggi da più parti torna ad essere quasi uno slogan alla moda: il ben¬essere. Ora, il benessere, nulla aveva a che fare con la ricchezza, o con la capacità di possedere cose, di consumare beni, tantomeno di accumulare potere. Il fine dell’abitante della polis era quello di essere un buon cittadino e di ricercare la saggezza e la conoscenza, uniche vie per una vita giusta e felice.
La struttura stessa della città era pensata in quest’ottica, si pensi alla funzione politica e sociale dell’agorà, dei templi, o al rito collettivo del teatro. Le case degli ateniesi erano invece semplici e arredate in maniera essenziale. Gli ateniesi amavano incontrarsi nell’agorà per discutere di politica, frequentare i teatri per assistere a rappresentazioni, danze, canti, e, attraverso la fruizione artistica, curarsi catarticamente dei mali dell’anima. Spesso si riunivano in banchetti per discutere, aiutati da un buon vino (ma non troppo, altrimenti lo stordimento avrebbe annebbiato le loro menti), i temi di grande importanza.
L’ingegno dei pensatori greci aveva come obiettivo la comprensione dell’uomo e la conoscenza, al fine di perseguire una vita degna di essere vissuta. Per far questo la struttura sociale, e quella della filosofia da loro prodotta, era più orientata verso un “ozio creativo” che non verso l’attivismo, la competizione, l’accumulo di denaro e di ricchezza. Il troppo impegno dedicato al lavoro era visto come una perdita di tempo, e gli uomini che per necessità non potevano esimersi da tali attività potevano essere esclusi dalla partecipazione alla vita politica poiché non potevano dedicare il giusto tempo allo studio ed alla riflessione, e quindi potevano facilmente cadere in errore. (…tra parentesi, per usare l’ironia tanto cara ai greci stessi, occorre ricordare che i 30.000 abitanti di Atene erano mantenuti dai circa 28.000 schiavi che lavoravano ad Atene o nei dintorni, per il loro sostentamento quotidiano…).
1 L’articolo è tratto dall’intervento dell’autore alla trasmissione radiofonica Raiduedinotte del 1/9/2007.
2 – Ozio e creatività
Come ricorda De Masi nel bel libro “La Fantasia e la Concretezza” (Rizzoli, Milano, 2003), non dobbiamo farci forviare da questo dato: oggi noi abbiamo macchine, elettrodomestici, robot, computer ecc, che producono per ognuno di noi molto più che gli otto schiavi a testa di ogni cittadino della polis.
Certo la felicità è ormai un tabù, flatus vocis delle filosofie orientali, sogno presto infranto delle debuttanti ottocentesche che anelavano al principe azzurro, meta irraggiungibile dello yuppie rampante che spera di raggiungerla col danaro, col potere o con i consumi eccessivi a lui solo concessi, o di tutti coloro che passano il sabato nel centro commerciale immersi in migliaia di potenziali beni da consumare. Eppure è luogo comune credere che il pensare di adoperarsi per una vita felice sia la dolce illusione tipica di società ormai sepolte dal tempo.
Anche chi, come noi, si occupa di formazione di risorse umane, non userebbe mai termini come felicità, che vengono traslati in equilibrio personale, soddisfazione, serenità, il più audace “ben¬essere”. Ma il discorso ci porterebbe lontano….
Rimanendo alla funzione dell’ozio, come ci ricorda De Masi, i personaggi creativi ¬per la precisione i gruppi di lavoro più creativi ¬amavano spesso prendersi lunghe pause di riflessione… diciamo pure d’ozio. Pare che Crick e Watson, gli scopritori del D.N.A, interrompessero ogni giorno i propri esperimenti per andare a giocare a tennis o per vedere un bel film al cinema; e questo anche nei giorni precedenti la grande scoperta del codice genetico. Il gruppo romano capeggiato dal fisico Enrico Fermi, che nel laboratorio di via Panisperna poneva le basi per la ricerca sulla fisica nucleare, ogni tre mesi aveva diritto a 10 giorni di vacanza. Certo, per poter oziare bisogna essere in qualche modo addestrati, lo stesso Aristotele ricorda come l’educazione dei giovani studenti debba essere un’alternanza fra lo studio (che andrebbe comunque affrontato sotto forma ludica) e altre forma di conoscenza, quali la danza, la musica, il teatro, importanti quanto la matematica e le scienze in genere.
In effetti la discussione e il confronto permettono di allargare la visuale, così come l’interesse per argomenti non strettamente inerenti al nostro ambito professionale permette il pensiero divergente e la creatività. Viceversa, il rincorrere con determinazione il potere e la carriera senza mai distogliere lo sguardo da essi, può indurci in situazioni altamente stressanti e proiettarci in un “tunnel cognitivo” che impedisce di fatto l’originalità e la creatività, con il rischio di farci sprecare più energie di quelle necessarie. E’ chiaro che l’ozio creativo non va confuso con l’annichilimento davanti a programmi televisivi inconsistenti che hanno lo scopo di tenerci attaccati al video in attesa di un’informazione che ci dia una qualche soddisfazione, o in attesa della pubblicità (scopo primo e ultimo della TV). Insomma, non si tratta di perdere tempo, ma di sfruttarlo a nostro beneficio… d’altro canto ¬direbbe qualcuno ¬il tempo è l’unica risorsa che ci rimane.
3 – Per una riabilitazione dell’ozio nella cultura organizzativa
Tuttavia occorre fare delle distinzioni. Molte persone dichiarano di dedicare molto tempo al lavoro, e certo lo fanno per scelta, avendo una grossa motivazione che li spinge a investire quasi tutto nel proprio lavoro, poiché esso è percepito come una forma di conoscenza, è proprio ciò che hanno sempre sognato di fare. Il famoso biologo evoluzionista e paleontologo Steven J. Gould sosteneva che la maggior parte dei bambini da grandi desiderano fare due cose: o l’astronauta o il cacciatore di fossili di dinosauri. Lui si riteneva un uomo felice perché era riuscito nella seconda impresa. Il grande attore Vittorio Gassman, interrogato sulla sua professione, soleva rispondere solennemente: ¬..beh.. sempre meglio che andare a lavorare...¬. La battuta suscita sempre molta ilarità, ma occorrerebbe “catarticamente” chiederci il perché. Tuttavia il nostro benessere non è soltanto attribuibile al tempo del lavoro: esso deve essere valutato osservando nella sua totalità il tempo che ogni persona dedica alla sfera degli affetti e come impiega il tempo libero, cioè i momenti dello svago, dello sport, della formazione personale.
Per tornare al mondo del lavoro, la prima regola è cercare di seguire i propri talenti e le proprie aspirazioni, ma spesso la totale sovrapposizione di questi due aspetti è impossibile. Entra allora in gioco quella che viene definita “la cultura organizzativa”. Un’organizzazione che al proprio interno cerca di creare una cultura della relazione, della comunicazione.. oserei dire della “comprensione” del giusto modo di lavorare in gruppo, facilita la gestione dello stress e del burn¬out. Non c’è niente di peggio che sentirsi isolati e non vedere riconosciuto dai colleghi, o dal cliente, o dai nostri datori di lavoro, il risultato del proprio lavoro. Senza il giusto riconoscimento anche le motivazioni più forti rischiano di annichilire lasciando spazio alla routine ed alla demotivazione.
Così anche l’esercizio della leadership deve essere posto al servizio del benessere del gruppo e delle persone che dipendono dalle scelte del leader, e non deve essere valutata solo come leva in funzione del raggiungimento di obiettivi di produzione ed economici molto elevati.
La pressione dell’azienda e dei suoi leader suoi dipendenti deve essere proporzionata alle risorse effettive in termini di energia e di possibilità del lavoratore, e spesso la pressione non fa altro che annichilire la creatività e ridurre le capacità e le energie dei suoi uomini. Così le giornate lavorative di 15 ore, che non sono la conseguenza di un’emergenza inattesa, ma sono ormai semi¬quotidianità, non aiutano a risolvere i problemi con soluzioni nuove, ma generano stress e possono portare a risultati molto negativi per l’individuo e per l’organizzazione. Talvolta paiono più una forma di controllo della persona e del suo tempo che non un’effettiva esigenza organizzativa.
4 -Conclusione
Esistono oggi molte forme di intervento formativo nelle organizzazioni, finalizzate a migliorare il clima e l’efficienza dei gruppi e basate su attività ludiche: citiamo ad esempio l’out¬door, giochi che prevedono l’impegno fisico all’aperto in grado di stimolare la leadership, la creatività, la coesione dei gruppi di lavoro; o le metodologie narrative, che permettono alle persone di ripercorrere il proprio percorso lavorativo o di vita attraverso l’autovalutazione della narrazione, scritta e orale, condotta con il gruppo e il formatore. In questo modo si suscitano quelle forti emozioni che possono essere ri¬orientate a livello motivazionale.
E’ vero… a qualcosa gli ateniesi stessi rinunciavano, per esempio le loro case non avevano lussi, ma essi sostenevano di avere tutto ciò di cui avevano bisogno, e mettevano l’ozio creativo e il gioco al vertice del loro sistema di valori: tuttavia non dobbiamo dimenticare che il computer sul quale sto scrivendo, il mondo virtuale di internet, la scienza in genere, nascono proprio dalle riflessioni scientifico¬filosofiche di quegli uomini. E le Olimpiadi, le grandi riflessioni sulla felicità e il benessere, la passione politica che oggi come ieri trascinano più o meno consapevolmente l’uomo, furono pensate ed elaborate nell’arco di cento anni o poco più dagli uomini cresciuti ed educati in una piccola città del Mediterraneo, che pensavano che l’ozio e il gioco fossero una componente fondamentale della vita poiché fonte di felicità ¬e in un certo senso fine della vita stessa.

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La Meditazione come Via. Corso di Meditazione Vipassana e Zazen a Bologna

La Meditazione come Via. Corso di Meditazione Vipassana e Zazen a Bologna

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giovedì 30 agosto 2007

Giornalismo

Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
Horacio Verbitsky

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giovedì 26 luglio 2007

IL VIOLINISTA PAZZO

Non fluì dalla strada del nord
nè dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all'improvviso, nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all'improvviso se ne andò, e invano
sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi,
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
di essere malmaritata,
l'appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
di aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in quel luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell'anima gemella,
quella parte che ci completa,
l'ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poichè la vita non è voluta,
ritorna nell'ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ognuno ricorda-
risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere-
la melodia del violinista pazzo.
(FERNANDO PESSOA)

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mercoledì 27 giugno 2007

appunti per la democrazia

Democrazia è comunicazione

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domenica 24 giugno 2007

RM14183

… poiché, quand’anche in certo qual modo e per uomini leggeri le cose non esistenti possano rappresentarsi con parole e con minore responsabilità delle esistenti, allo storico pio e coscienzioso accade esattamente il contrario: nulla si sottrae tanto alla rappresentazione mediante la parola e d’altro canto nulla è tanto necessario porre davanti agli occhi dell’uomo queste certe cose, la cui esistenza non è né dimostrabile né probabile, le quali però appunto perché uomini pii e coscienziosi le trattano quasi fossero cose esistenti, si avvicinano non poco all’essere e alla possibilità di nascere.

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martedì 19 giugno 2007

Per essere Uomo

Se riesci a conservare il controllo quando tutti intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
se riesci ad aver fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,ma anche a tener conto del loro dubbio;
se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,o se mentono al tuo riguardo,a non lasciarti prendere dalla menzogna, o se ti odiano,a non lasciarti prendere dall'odio,e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare in modo troppo saggio.
Se riesci a sognare e a non fare del tuo sogno il tuo padrone;
se riesci a pensare a non fare del pensiero il tuo scopo;
se riesci a far fronte al trionfo e alla rovina e trattare allo stesso modo quei due impostori;
se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi;
o a contemplare le cose a cui hai dedicato la vita infrante,e piegarti a ricostruirle con arnesi logori.
Se riesci a fare un mucchio delle tue vincite e rischiarle in un colpo solo a testa e croce, e perdere e ricominciare da principio e non fiatar parola sulla perdita;
se riesci a costringere cuore,tendini e nervi a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,e a tener duro quando in te non resta altro che la volontà che dice:.
Se riesci a parlare con la folla e conservarti retto,e a camminare coi re senza perdere il contatto con la gente,
se non riesce a ferirti il nemico nè l'amico più caro,se tutti contano per te,ma nessuno troppo;
se riesci a occupare il minuto inerosabile dando valore a ogni istante che passa,tua è la terra e tutto ciò che è in essa,e- quel che più conta-sei un Uomo,figlio mio!
Rudyard Kipling

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TERZO MILLENNIO

medicina quantica - Intervista a Gaetano Conforto

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la verità vi renderà liberi

L’intelligenza, la saggezza e la purezza vi danno grandi poteri;
anche l’amore, certo, perché è un alchimista che trasforma
tutto. Grazie all’amore riuscite a superare gli stati negativi:
il dispiacere, la tristezza, la collera, l’odio… Ma la forza più
grande, quella che niente può abbattere, è la verità a
portarvela, poiché la verità appartiene al mondo dello spirito,
ed è nello spirito che si trova la vera potenza.
Gesù diceva: «Cercate la verità, e la verità vi renderà liberi».
Per liberarsi, bisogna possedere la vera forza che la saggezza da
sola non possiede; molti saggi non sono riusciti a liberarsi.
Neppure l’amore da solo può liberare interamente. Solo la verità
può farlo, vale a dire l’unione della saggezza e dell’amore; e
questa unione si realizza nello spirito.
Omraam Mikhaël Aïvanhov

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la chiave dell'amore

Sai che significa amare, sentire il tuo cuore così traboccante di gioia e gratitudine da non riuscire a contenerle, tanto che si riversano sulle anime che li circondano? E' una magnifica sensazione di benessere, di sentirsi tutt'uno con la vita. Paure, odio, gelosia, invidia ed avarizia scompaiono quando c'è l'amore, poichè allora non vi è posto per queste forze negative e distruttrici. Quando il tuo cuore è freddo e non provi amore, non disperare: guardati intorno e trova qualcosa che tu possa amare. Può trattarsi di una cosa piccolissima, ma questa minuscola scintilla ha la capacità di incendiare tutto il tuo essere, fino a che l'amore arderà in te. Una piccola chiave può aprire una pesante porta, e l'amore è la chiave che apre qualsiasi porta: impara ad usarla, fino a che tutte le porte si saranno aperte. Comincia dal luogo in cui ti trovi: apri gli occhi, apri il cuore, presta ascolto e rispondi ad una richiesta di aiuto.
(Eileen Caddy - Scrittrice e fondatore della comunità di Findhorn)

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domenica 3 giugno 2007

?

Se molti uomini di poco conto
in molti posti di poco conto
facessero cose di poco conto
il mondo potrebbe cambiare?

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la forza del silenzio

Giobbe, stà attento, ascoltami,
stà in silenzio ed io parlerò.
Se hai qualcosa da dire, rispondimi;
parla, perchè vorrei darti ragione.
Se non ne hai, ascoltami;
taci, ed io ti insegnerò la sapienza.
(Giobbe 33,31)

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martedì 22 maggio 2007

ansia di conoscere...

Ogni conoscenza che tu cerchi al
solo fine di arricchire il tuo sapere,
di accumulare tesori
ti fa deviare dalla tua strada;
ogni conoscenza che tu cerchi
invece per maturarti sulla via della
nobilitazione dell'uomo e
dell'evoluzione del mondo,
ti porta avanti di un passo.
Ogni idea che non divenga per te
un'ideale,
uccide una forza della tua anima;
ogni idea invece che divenga un
ideale,
crea in te forze vitali
.
(R.Steiner)

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venerdì 11 maggio 2007

a mali estremi...

scoiattolo vigorsol

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giovedì 10 maggio 2007

disinteresse dei giovani per la politica

I giovani possono anche non occuparsi della politica, però devono sapere che la politica si occuperà di loro. (B. Zaccagnini)

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sabato 21 aprile 2007

La diversità è l'essenza della vita

La Vita Una procede ed evolve attraverso la diversità delle forme che a loro volta concorrono a significarne l'unicità. E' l'eterna danza che, piroettando: intreccia e mischia, scompone e trasforma. A volte consideriamo la diversità come attentato alla nostra tradizione e sicurezza; così facendo cadiamo nella separatività. Allora ci richiudiamo in noi stessi e, come i ricci, mostriamo gli aculei. Dobbiamo imparare ad accettare la diversità in ogni sua espressione, poichè dove c'è diversità c'è ricchezza.

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La buona volontà è alla base dei rapporti umani

Laddove si pratica la buona volontà avviene un incontro, si arriva ad un accordo, nonostante la distanza iniziale che separa due punti di vista. Quando vogliamo rapportarci agli altri dobbiamo trovare un punto in comune dal quale sviluppare strategie di consolidamento della relazione, necessarie ad ogni collettività.
Occorre procedere come su binari paralleli, la cui vicinanza è determinata dalla nostra volontà di essere complementari, di condividere l'esperienza, di individuare obiettivi comuni. Con la volontà di costruire punti di unione, si realizza quella rete di legami sinergici che vien detta: "Fratellanza".

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domenica 8 aprile 2007

SEGRETO TIBETANO

Dove, l'inverno, la tormenta bianca
scuote le più alte cime della Terra,
nell’ombra di turriti monasteri,
arti rare sbocciarono dal capo

dei più savi dei savi che, murati
nelle lor celle, col pensiero scisso
da tempo e spazio, donano ad altrui
la luce dello spirito infrenato.

Non più che al sordo sinfonie e sonate,
rosso e verde al daltonico, quell'arte
dice al pensiero avvinto alla materia.

Dove però il portento non è fede
soltanto, ma perizia, il picciol Io
si muta ed entra nell'immenso Tu ...
(Albrecht Haushofer)

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sabato 7 aprile 2007

semina un pensiero

Semina un pensiero
ed avrai una azione
Semina una azione
e avrai un'abitudine
Semina un'abitudine
e avrai un carattere
Semina un carattere
e avrai un destino

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venerdì 6 aprile 2007

Regala ciò che non hai

Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio. Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso quando hai voglia di piangere.
Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.
"Ecco, quello che non ho, te lo do". Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura in cui l'avrai regalata agli altri.
(Alessandro Manzoni)

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La verità

A volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialzerà e continuerà per la sua strada (Winston Churchill)

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Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine
Ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi
Chi non cambia la marca il colore dei vestiti
Chi non parla a chi non conosce
Muore lentamente chi evita una passione
chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle " i "
Piuttosto che un insieme di emozioni
Proprio quelle che fanno brillare gli occhi
Quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso
Quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti
........................................
Evitiamo la morte a piccole dosi

Ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
Di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità (Pablo Neruda)

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Colori

Girerò per le strade finchè non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi ogni volto che passa
e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato così vero:
soltanto, mi sento più forte che il mio corpo,
e un tremore più freddo accompagna il mattino.
Son lontani i mattini che avevo vent’anni.
E domani, ventuno:
domani uscirò per le strade,ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi e sarò ritta in piedi
e potrò soffermarmi e specchiarmi in vetrine.
I mattini di un tempo,ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo – una donna, padrona di se stessa.
La magra bambina che fui si è svegliata da un pianto durato per anni:
ora è come quel pianto non fosse mai stato.
E desidero solo i colori.
I colori non piangono,sono come un risveglio:
domani i colori torneranno.
Ciascuna uscirà per la strada,ogni corpo un colore – perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d’esser io: gettando un’occhiata,mi vedrò tra la gente.
Ogni nuovo mattino,uscirò per le strade cercando i colori.
(Cesare Pavese)

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Se ti ami

Se ti ami, osservati.
Veglia durante una parte della notte.
Prima di mostrare il cammino ad altri consolidalo in te,
se vuoi evitare la sofferenza.
Pratica ciò che predichi.
Prima di cercare di correggere gli altri
fa una cosa più difficile:
correggi te stesso.
Dhammapada XII, 157- 159

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martedì 3 aprile 2007

Insegnare ad amare

"Nessuno ti può insegnare ad amare. Se si potesse insegnare l’amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?... Non è facile imbattersi nell’amore. È invece facile odiare e l’odio può accomunare le persone... Ma l’amore è molto più difficile. Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l’odio e metterlo gentilmente da parte.
Non metterti a fare la guerra all’odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri.
Piuttosto, invece, vedi l’odio per quello che è e lascialo cadere... La cosa importante è non lasciare che l’odio metta radici nella tua mente. Capisci? La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un’erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via.
Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà, piuttosto, con l’appassire.
Ma se tu incoraggi l’odio e dai all’odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l’odio diventerà un enorme problema.
Al contrario, se ogni volta che l’odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale.
E perciò conoscerà l’amore". (Krishnamurti)

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Il lavoro intellettuale

Non c'è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l'homo faber dall'homo sapiens. Ogni uomo infine, all'infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un "filosofo", un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare.(Antonio Gramsci)

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Realtà oggettiva ?

Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti.
Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile.
Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso.
(Epitteto, "Manuale")

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Idee e convinzioni

Le idee sono figlie del dubbio, come tutto ciò che è pensiero, e come pensiero sono perciò figlie della solitudine umana, che si manifesta solo nell'individuo. Le idee sono state quindi pensate un giorno da una persona determinata, in un momento determinato. Al contrario, potremmo dire che le convinzioni appartengono al passato, infatti le collochiamo sempre nel passato quando ci accorgiamo di averne, visto che spesso neppure ci rendiamo conto che sono convinzioni; la nostra vita ne è piena e basta. Quando si pensa, invece, si va verso il futuro: ogni idea è diretta verso il futuro e lo prepara. Viceversa, le convinzioni le sentiamo sempre provenire dal passato: per questo ci sostengono e ci offrono un riparo quando il futuro si fa oscuro e sembra chiudersi davanti ai nostri occhi.(Ortega Y Gasset)

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Pace e sonno

L'àvetra notte 'Ntonie di Fanelle
s'arisbijà sentenne nu remùre.
Smuvì la cocce, e tra lu chiare e scure,
vidì nu latre 'nche nu scarapelle,

che jave sbuscichènne le vedelle
dentr'a li stipe e pe' le tiratùre.
"Nu latre? Chi sarà 'stu puverelle!…",
pinzà. Po' 'nche lu tone cchiù sicure:

"Gioie di zi' -je fece- giuvinotte,
ti pozza benedire la Madonne!
'N ci trove manche sale i' di jurne:

che pu' truvà' mo signurì di notte?"
S'ariccuccià la cupertòle atturne
e 'n santa pace aripijà lu sonne…
(Modesto Della Porta)

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